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21st of October 2018

Scienze



Un gene cancellerà la malaria rendendo sterili le zanzare

La ricerca

24 settembre 2018 - 21:17

Gli insetti portatori dell’infezione «programmati» per estinguersi progressivamente. Lo studio di ricercatori inglesi guidati da un italiano con il sostegno della fondazione Gates Zanzara del genere AnophelesZanzara del genere Anopheles Zanzara del genere Anopheles

Immaginate di avere un pulsante. Schiacciandolo potete cancellare dalla faccia della Terra l’animale più pericoloso che esista: la zanzara Anopheles gambiae, responsabile della trasmissione della malaria. Salvereste centinaia di migliaia di vite all’anno, tra cui tanti bambini, ma condannereste una specie all’estinzione. Cosa fate? È arrivato il momento di pensarci, perché un pulsante del genere esiste davvero. Lo ha dimostrato un gruppo dell’Imperial College di Londra diretto da Andrea Crisanti, con il sostegno della Fondazione Bill e Melinda Gates.

Drive genetici

Lo studio, pubblicato su Nature Biotechnology, dimostra che la cosiddetta strategia dei «drive» genetici ha buone probabilità di funzionare non solo in laboratorio ma anche nel mondo reale. «Le zanzare programmate per auto-eliminarsi sembravano più facili a dirsi che a farsi. Ora il quadro è cambiato», racconta Crisanti al Corriere. L’interruttore individuato dai ricercatori è il gene che decide se dall’uovo di zanzara si svilupperà un innocuo maschio o una femmina capace di pungere e diffondere la malattia. «Si chiama doublesex e potrebbe essere il tallone d’Achille di tutti gli insetti nocivi», dice il medico. Colpendo questo punto debole i maschi restano sani, ma le femmine sviluppano tratti ambigui e perdono il pungiglione. Senza femmine fertili, la riproduzione si ferma e addio malaria. Ma la stessa strategia potrebbe funzionare anche contro zika, dengue, febbre gialla.

'); } Sabotaggio genetico

Se il sabotaggio genetico dovesse essere effettuato su ogni esemplare, sarebbe uno sforzo di Sisifo. Ma intere popolazioni di zanzare possono essere modificate innescando una reazione a catena. I «drive» sono elementi genetici in grado di copiarsi da soli. Usandoli, Crisanti è riuscito a favorire l’ereditarietà del gene antimalarico trasmettendolo a tutti i nuovi nati, anziché solo a una parte di loro come vorrebbe la legge di Mendel. A differenza degli esperimenti precedenti, questa volta non sono emerse zanzare resistenti all’estinzione, pronte a rifondare le popolazioni in declino.

La svolta

«La svolta è arrivata quando, ormai scoraggiati per il problema della resistenza, abbiamo scelto doublesex come bersaglio», spiega Crisanti. «Quando la prima colonia è collassata ho provato una gioia profonda». A 4 o 5 mesi dall’inizio del test, dopo che si erano susseguite dalle sette alle undici generazioni, in acqua non c’erano più uova. Per avere un’idea, pensate che partendo con 600 zanzare, dopo undici generazioni, si dovrebbero ottenere 20 milioni di individui. Con i «drive» il risultato è zero. L’impatto per la salute globale potrebbe essere enorme: i «drive» potrebbero entrare nella top ten dei progressi medici che hanno fatto la storia, con antibiotici, vaccini, misure igienico-sanitarie.

Rilasci controllati

Un campione di zanzare riprogrammate è già stato trasferito a Terni, in un laboratorio ad alta sicurezza che riproduce la variabilità degli ambienti tropicali. Se il collasso si ripeterà in condizioni più realistiche, e se contro questa tecnologia non si coalizzeranno troppi interessi e paure, fra qualche anno si passerà ai rilasci controllati in Africa. Sul versante ecologico, va detto che nessuna specie sembra dipendere esclusivamente dall’Anopheles come fonte di cibo, e sulla Terra resterebbero molti altri tipi di zanzare. Ma alla fine, insiste Crisanti, spetterà alle popolazioni africane decidere se premere quel pulsante.

24 settembre 2018 (modifica il 7 ottobre 2018 | 18:09)

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