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19th of October 2018

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Orrore, fantasmi e famiglia: Netflix rivisita il celebre Hill House - Wired

Hill-HouseFinora la migliore serie horror disponibile sulla piattaforma di streaming era Requiem, un gioiellino inglese prodotto dalla BBC e solamente distribuito da Netflix.Questa volta, Netflix ci prova, realizzando una sua serie originale destinata presto a diventare un cult: Hill House, disponibile sulla piattaforma dal 12 ottobre. Per gli appassionati del genere sarà stato sufficiente sentire il titolo per saltare dalla sedia: si tratta dell’adattamento del celebre romanzo del 1959 L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, un classico del genere horror che di fatto ha inventato il filone delle case infestate.

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Dopo gli adattamenti cinematografici di Robert Wise (1963) e Jan de Bont (1999), questa volta la reinterpretazione del testo di Jackson è stata affidata a Mike Flanagan, che ne stravolge in larga parte la trama riuscendo però a non tradire quell’atmosfera che ha reso il romanzo un caposaldo del genere.Nella storia originale tre ragazzi, Eleonor, Thea e Luke, accettano l’invito del professor Mortague a trascorrere del tempo a Hill House per verificare se la casa è infestata.

Flanagan trasforma la storia in una saga familiare: negli anni ’80 i coniugi Crane si trasferiscono insieme ai loro cinque figli nell’inquietante magione. Il padre (Henry Thomas, il piccolo Elliott di E.T. oggi adulto) è un costruttore ed è deciso a rimettere a nuovo la casa per poterla vendere e poi andare ad abitare in una nuova dimora interamente progettata dalla madre, l’architetto Olivia Crane (Carla Gugino).

Niente va secondo i piani, infatti una notte i Crane sono costretti a fuggire a causa di un episodio violento e decisamente sinistro. La serie tv è ambientata circa 30 anni dopo: in seguito ad un lutto familiare (un evento non solo tragico, dai contorni non ben definiti e soprattutto terrificanti), i Crane sono costretti a tornare nuovamente nella casa che ha segnato la loro vita.

I primi cinque episodi sembrano una versione gotica di This is Us: ogni puntata è incentrata su un singolo personaggio e ci dà la possibilità di rivedere gli stessi eventi da più punti di vista. Flanagan riesce a ricreare la banalità della quotidianità familiare, che oscilla tra l’affetto e la tensione, anche all’interno di una famiglia profondamente diversa da quelle tradizionali. La narrazione si svolge su due archi temporali differenti: grazie ad una serie di flashback possiamo seguire le vicende dei Crane negli anni ’80, indispensabili per capire cosa siano diventati oggi i cinque fratelli.

Hill House - NetflixLa famiglia Crane negli anni ’80

Steven, il maggiore (Michiel Huisman da adulto / Paxton Singleton da bambino), è diventato un celebre scrittore pubblicando proprio la sua autobiografia, un modo per mettere nero su bianco i fantasmi del proprio passato e riuscire a dare un senso a quanto accaduto a Hill House. La pubblicazione del libro crea sin da subito forte attrito tra Steven e Shirley (Elizabeth Reaser / Lulu Wilson). Anche la sorella ha cercato a suo modo di incanalare gli incubi della sua infanzia decidendo di trascorrere più tempo possibile accanto ai morti: Shirley, infatti, gestisce una quanto mai macabra impresa di pompe funebri.

Shirley ospita nella sua dependance la sorella Theodora (Kate Siegel / Mckenna Grace), una psicoterapeuta infantile così segnata da quanto vissuto a Hill House da non togliersi mai i guanti.Anche i fratelli più piccoli, i gemelli Luke e Nell, non se la passano bene. Luke (Oliver Jackson-Cohen / Julian Hilliard), dopo aver cercato per anni conforto nei suo amici immaginari, ha trovato nell’eroina la sua unica via d’uscita, mentre Nell (Victoria Pedretti / Violet McGraw) convive quotidianamente con i suoi problemi di paralisi ipnagogica che la rendono incapace di distinguere tra sonno e realtà.

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Flanagan riesce a mantenere intatta la suspense del libro: c’è un costante clima di terrore e di paura che sconvolge lo spettatore che da un lato vorrebbe spegnere tutto e dormire sonni tranquilli, ma dall’altro non riesce ad abbandonare una storia in cui ci si immerge completamente.Non ci sono jump scare: il regista evita di ricorrere a facili trucchi per far saltare lo spettatore dalla sedia, ma è capace di costruire un’atmosfera assolutamente inquietante.Il cambio di ritmo si ha nella sesta puntata, chiave di volta della stagione. Se fino a prima avevamo avuto modo di conoscere singolarmente i membri della famiglia, da questo momento in poi i Crane tornano insieme e affrontano – in tutti i sensi – i fantasmi del proprio passato.Fantasmi che non solo infestano la casa, ma che soprattutto ognuno porta con sé. Hill House è sì un horror, ma allo stesso tempo una profonda analisi psicologica delle paure e degli incubi che crescono insieme a noi e che, di fatto, divengono una parte del nostro essere.

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