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18th of July 2018

Politica



Sentenza sui fondi al partito, la Lega chiede un incontro a Mattarella: "Messi fuorilegge come in Turchia"

Matteo Salvini aveva parlato di una sentenza politica. Oggi la Lega va oltre e fa sapere di voler chiedere un incontro al capo dello Stato Sergio Mattarella, appena ritornerà dalla visita in Lituania. Le dichiarazioni dei vertici del Carroccio sono durissime: "Si tratta di un gravissimo attacco alla democrazia per mettere fuori gioco per via giudiziaria il primo partito italiano. Un'azione che non ha precedenti in Italia e in Europa". Il caso è quello della sentenza sui 49 milioni che la Lega deve restituire allo Stato: soldi frutto di una truffa, secondo quanto stabilito dal tribunale di Genova dopo la condanna di Umberto Bossi e dell'ex tesoriere Belsito. Ieri la Cassazione ha fatto conoscere le motivazioni per cui quei soldi vanno cercati ovunque e sequestrati. Da via Bellerio si parla addirittura di "attacco alla Costituzione, perché si nega il diritto a milioni di italiani di essere rappresentati".

Nel corso della giornata lo scontro si è trasformato in uno scontro con il Csm. La Lega ha evocato addirittura la Turchia. E' scesa in campo l'Anm che ha specificato che i giudici non attaccano la democrazia. Un crescendo che ricorda gli attacchi di Berlusconi alla magistratura negli anni di governo del centrodestra.Nessuno al Csm risponde alle critiche della Lega alla sentenza della Cassazione sui fondi del partito, ma a Palazzo dei Marescialli si è tenuto un confronto al termine del plenum, durante il quale, a quanto si apprende, è stata espressa "seria preoccupazione" per parole e toni che vengono ritenuti "non accettabili". La reazione della Lega, in serata, non si è fatta attendere, ed è stata durissima: "Solo in Turchia un partito democratico, votato da milioni di persone è stato messo fuorilegge dalla magistratura", riferiscono ambienti vicini a Salvini. "Sarebbe ora che non ci fossero piùcorrenti di sinistra né di nessun genere fra i magistrati, che dovrebbero essere imparziali": hanno specificato i capigruppo leghisti Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari e il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone

Dal Quirinale non trapela nessun tipo di commento circa la richiesta di un incontro. In ambienti parlamentari però, si osserva che mai in passato i presidenti della Repubblica abbiano interferito con decisioni della magistratura.

"Evidentemente le sentenze vanno rispettate in qualunque Paese democratico del mondo. Si possono criticare le sentenze ma non attaccare i giudici, perché questo è contrario al principio di separazione dei poteri", ha spiegato il segretario nazionale dell'Anm, Alcide Maritati. "Va ribadito con forza che i magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono attacco alla democrazia o alla Costituzione, nè perseguono fini politici, ma emettono sentenze in nome del popolo italiano, seguendo regole e principi di diritto di cui danno conto nelle motivazioni", ha spiegato il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Francesco Minisci. "L'Anm rigetta ogni tentativo di delegittimare la giurisdizione e di offuscare l'imparzialità dei magistrati, principio costituzionale a difesa del quale continuerà sempre a svolgere la propria azione, auspicando che chiunque eserciti funzioni pubbliche abbia a cuore gli stessi fondamentali principi"

E' intervenuto anche il capo politico dei Cinquestelle. "La vicenda dei fondi non mi crea alcun imbarazzo", ha spiegato Luigi Di Maio, commentando la vicenda da Casal di Principe. "Riguarda Bossi e il suo cerchio magico. In ogni caso è una sentenza e va rispettata".

rep Intervista Centemero, il tesoriere di Salvini: “I 49 milioni? Li abbiamo usati per fare politica: marginali gli abusi di Bossi” di CONCHITA SANNINO Dal Pd arriva un altolà sul coinvolgimento del Colle nel caso. "Se fossero confermate le pressioni della Lega per chiedere un incontro nientemeno che al presidente Mattarella sulla sentenza della Cassazione, saremmo di fronte a un caso grave e senza precedenti di invasione delle competenze costituzionali: che c'entra tirare il ballo il presidente della Repubblica con una sentenza giudiziaria, peraltro del massimo organo della nostra giurisdizione?", dice Michele Anzaldi, deputato Pd, che aggiunge:  "Abbiamo già assistito all'assalto di Di Maio e del Movimento 5 stelle contro il Colle durante i giorni della formazione del Governo, il Quirinale deve essere tenuto al riparo da questioni che nulla hanno a che vedere con le sue prerogative. E infine: "È opportuno che sia il vicepremier e leader della Lega Salvini, sia il presidente del Consiglio Conte smentiscano un'intenzione del genere".

In mattinata Salvini aveva provato a circoscrivere la portata dell'attacco: "C'è qualche giudice che fa politica ma non c'è un disegno generale", aveva detto. Poi la scelta di puntare tutto sul piano politico lanciando l'allarme per la democrazia.

Alla Lega intanto risponde la procura di Genova: "Dire che è un processo politico è come dire che un chirurgo quando opera compie un intervento politico su un paziente perché è di un partito o di un altro. Stiamo lavorando solo su profili tecnici", dice il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi. "La nostra procura ha seguito la vicenda perché in quel momento i soldi della Lega si trovavano ad essere a Genova e per competenza territoriale Milano ha inviato gli atti ai nostri uffici", ricorda Cozzi. E aggiunge: "Ci sono stati altri procedimenti avviati dai nostri uffici che hanno riguardato esponenti di partiti diversi, basti pensare all'alluvione (processo in cui è stata condannata l'ex sindaco di centrosinistra Marta Vincenzi, ndr)".

Per tutta la giornata dal Pd sono arrivati duri attacchi al Carroccio e ai suoi alleati. Prima l'ex premier, Matteo Renzi: "Stiamo aspettando che il ministro Salvini venga a raccontare che fine hanno fatto i soldi della Lega. Nel frattempo che è impegnato a chiudere i porti bisognerebbe che aprisse il portafoglio perché quei soldi non sono della Lega sono dei cittadini". Il segretario reggente, Maurizio Martina, chiama in causa anche i Cinquestelle: "C'è un assordante silenzio grillino in queste ore sui 50 milioni di euro pubblici che la Lega deve restituire agli italiani. Dove sono i tromboni della morale a cinquestelle? Sono in silenzio perché per loro il potere è più forte della verità ora". Su Facebook anche lo scrittore Roberto Saviano torna all'attacco sul caso dei fondi leghisti.

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