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18th of January 2018

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La Cina mette in cantiere la sua terza portaerei - Gli occhi della guerra

Nel corso degli ultimi anni, la Cina ha dedicato al rafforzamento della People’s Libération Army Navy (PLAN) gli sforzi maggiori nella sua lunga corsa al riarmo, puntando allo sviluppo di una flotta oceanica capace di operare in squadre centrate su moderne portaerei, sulla scia del modello della Marina statunitense. Le forze armate di Washington, infatti, rappresentano non solo la principale minaccia potenziale per il dispositivo bellico cinese ma anche una fondamentale fonte d’ispirazione, come segnalato nelle scorse settimane su Gli Occhi della Guerra.

Il Chinese Military Strategy’s White Book del 2015 riporta come obiettivo primario delle forze navali della Repubblica Popolare “estendere la propria focalizzazione dalla offshore defense a una combinazione di offshore defense e proiezione in alto mare”, funzionale non solo per riequilibrare lo schiacciante rapporto di forza a favore degli Stati  Uniti nell’area indo-pacifica ma anche per rispondere alle crescenti sfide poste in essere dalla corsa al rafforzamento navale di attori importanti come India, Corea del Sud e Giappone.

In tale contesto, risulta fondamentale la notizia, pubblicata in anteprima dal South China Morning Post, dell’inizio dei lavori per la realizzazione della terza portaerei della PLAN che, come riporta Minnie Chan, sarebbero stati affidati allo Shanghai Jiangnan Shipyard Group e rappresenterebbero un programma ancora più ambizioso del completamento della Shandong, che potrebbe entrare in servizio già nel 2018.

Con le nuove portaerei la Cina è una potenza navale di primo rango

Dopo che nel dicembre 2016 la Liaoning, realizzata a partire dall’ammodernamento di uno scafo di epoca sovietica, è stata dichiarata pronta al debutto operativo, la Cina ha accelerato i tempi per definire un programma di realizzazione di una serie di portaerei da parte dei cantieri navali nazionali.

I lavori nel porto di Dalian per la realizzazione della Type 001A, che una volta completata riceverà il nome di Shandong, procedono a ritmo serrato: il vascello dislocherà 70mila tonnellate a pieno carico e potrà imbarcare da 30 a 40 jet da combattimento, disponendo inoltre di sistemi di difesa e migliorati rispetto a quelli di cui è fornita la Liaoning.

Tuttavia, sarà solo con il lancio delle portaerei della classe Type 002, a cui appartiene la nuova nave commissionata ai cantieri di Shangai, che la Cina disporrà di un vascello capace di competere in maniera diretta sia con le forze statunitensi che con le nuove, modernissime unità messe in campo dall’India.

Franz-Stefen Gady di The Diplomat ha spiegato infatti che la prima nave Type 002, nome in codice CV-18, dislocherà a pieno carico tra le 85.000 e le 100.000 tonnellate, disporrà di un sistema di catapulte di lancio elettromagnetico simile all’EMALS statunitense e avrà una superficie funzionale all’operatività del caccia imbarcato Shenyang J-15. Con le sue nuove portaerei la Cina fa sul serio: tuttavia, allo stato attuale delle cose la partita navale, su scala mondiale, è ancora lungi dall’essere equilibrata.

Non solo portaerei: la supremazia navale Usa è netta

Allo stato attuale delle cose, infatti, gli Stati Uniti non sono affatto intenzionati né paiono destinati a cedere quello che Alberto de Sanctis di Limes ha definito “il tridente di  Nettuno”, ovvero la leadership oceanica che di fatto, dai tempi dell’ammiraglio Mahan all’era globale, ha rappresentato il tratto costante della geopolitica mondiale di Washington.

Dal canto suo, l’amministrazione Trump ha fatto del rafforzamento della US Navy un obiettivo centrale della sua strategia: nel mese di luglio 2017 alla Marina è stata consegnata la USS Gerald R. Ford, undicesima portaerei in dotazione e capofila di una nuova generazione che esemplifica la leadership indiscussa detenuta da Washington in questo campo.

Il confronto tra Pechino e Washington diventa ancora più squilibrato se si analizza il campo complessivo. Come riportato da Gianandrea Gaiani di Analisi Difesa, “nel 2020 l’US Navy schiererà oltre il quadruplo (90) dei cacciatorpediniere cinesi e il doppio dei sottomarini lanciamissili balistici (14), 51 sottomarini nucleari da attacco per non parlare della maggiore sofisticazione tecnologica dei mezzi navali statunitensi per il 60 per cento già oggi schierati nel Pacifico per decisione dell’Amministrazione Obama”.

Al momento, dunque, la Cina non risulta ancora una potenza navale tale da poter mettere in discussione la supremazia americana: in ogni caso, un rafforzamento della sua flotta di portaerei permetterà a Pechino un’operatività e una capacità di proiezione decisiva e rilevante per coprire le necessità strategiche imposti da progetti come la “Nuova Via della Seta”. La grande partita della Cina, nei prossimi decenni, sarà conseguire la complementarietà tra mare e terra sulla scia delle sue rotte commerciali.

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