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21st of January 2018

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"I jihadisti colpiranno le navi russe usando nuovi barchini kamikaze" - Gli occhi della guerra

Gli esperti militari russi lanciano l’allarme: in Siria i terroristi potrebbero attaccare le navi di Mosca con barchini suicidi imbottiti di esplosivo o con droni killer. Dopo il recente attacco con UAV portato contro la base aerea di Hmeymim ed il centro logistico della base navale di Tartus in cui 13 droni sono stati abbattuti o intercettati dai sistemi di difesa, il Ministero della Difesa russo si dice preoccupato che i prossimi bersagli di un attacco portato anche con l’utilizzo di barche cariche di esplosivo possano essere le navi da guerra alla fonda nel porto siriano.

Durante la campagna siriana le forze aeree e speciali russe hanno avuto il supporto di una squadra navale che si appoggiava alla base di Tartus, a disposizione di Mosca sin dal 1971, e recentemente il Cremlino ha reso noto – per voce del Ministro della Difesa Shoigu – che sta formando un presidio permanente di forze nel porto siriano e nella base aerea di Hmeymim. Nonostante il graduale disimpegno nel conflitto dei militari russi, ordinato dal Presidente Putin l’11 dicembre scorso, la presenza di Mosca in Siria diventerà sempre più incisiva: il 13 dicembre è stato annunciato, infatti, il raggiungimento di un accordo con Damasco per l’estensione dell’utilizzo delle strutture del porto per i prossimi 49 anni con il rinnovo automatico per i successivi 25. L’accordo segue quello, fondamentale, dello scorso gennaio in cui si è stabilito l’ingrandimento delle aree di competenza russa nel porto di Tartus e l’autorizzazione ad effettuare lavori di modernizzazione in modo tale che la base navale potrà accogliere sino a 11 navi per volta, inclusi gli incrociatori a propulsione nucleare classe Kirov. Sino ad oggi, infatti, la base poteva accogliere al massimo una coppia di navi di medio/piccolo tonnellaggio alla volta. Si tratta quindi di una radicale trasformazione della base navale che diventerà quindi così – stabilmente – una delle principali basi per la flotta di Mosca.

Le preoccupazioni per un attacco terrorista al naviglio da guerra russo in Siria sono condivise anche dalla stampa specializzata: Igor Korotchenkov – caporedattore della rivista National Defense – sostiene infatti che oggi è di importanza vitale essere preparati ad affrontare una vasta gamma di minacce e che non si possa escludere l’utilizzo di barchini suicidi da parte dei terroristi contro le navi da guerra di Mosca nel porto di Tartus. Un altro esperto, Viktor Murakhovsky della rivista Arsenal Otechestva, aggiunge che un barchino suicida a pilotaggio remoto non sarebbe un problema nemmeno dal punto di vista ingegneristico: qualsiasi motoscafo può essere equipaggiato con un sistema di controllo a distanza e quindi caricato di esplosivo e guidato sino al bersaglio.

I precedenti nella storia recente di certo non mancano: oltre al caso del cacciatorpediniere USS “Cole”, vittima di un attacco suicida nel porto di Aden da parte di un barchino guidato da terroristi che provocò 17 morti tra i marinai americani nel 2000, si ricorda anche il recente attacco a una nave da guerra saudita da parte delle milizie Houthi. Lo scorso gennaio due “suicide boats”, come riportato dalla BBC, hanno attaccato una fregata che incrociava nelle acque al largo della città yemenita di Hudaydah. Uno dei due barchini è riuscito a colpire la poppa della nave di Riad causando un incendio a bordo e due morti tra l’equipaggio.

Mosca quindi si dice preoccupata anche in considerazione del fatto che i terroristi in Siria hanno dimostrato di aver “appreso molto” nel corso degli anni di conflitto. Ruslan Pukhov, direttore del Centro di Analisi per la Strategia e Tecnologia, afferma che vari gruppi non governativi hanno già utilizzato la tecnologia a pilotaggio remoto per portare attacchi aggiungendo che, dai resti dei droni utilizzati nel recente attacco a Hmeymim, si evince come questi fossero autocostruiti ma tutto fuorché rudimentali, suggerendo quindi il raggiungimento di un’elevata capacità tecnica. Sempre secondo gli esperti russi, motore, servocomandi, sistema di controllo e chip GPS sono indice di una tecnologia fai da te e solamente il carico bellico potrebbe derivare da qualche potenza straniera, dato che era composto da proiettili di mortaio leggermente modificati in modo autonomo il cui tipo però è fabbricato in Italia, Usa e Francia.

Il livello raggiunto dai terroristi, e soprattutto il fatto che la loro consistenza in Siria sia ormai ridotta ai minimi termini, fa quindi ritenere a Mosca che esista il forte pericolo che si possa reiterare un attacco tramite UAV o che si possa assistere ad uno di nuovo tipo con natanti a pilotaggio remoto contro le proprie navi da guerra alla fonda nel porto di Tartus.

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