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21st of October 2018

Economia



Borse al tappeto, pure il lusso va ko

Tira una brutta aria sulle Borse mondiali. Wall Street rischia di diventare l'epicentro di un terremoto di proporzioni planetarie. L'ascesa dei rendimenti sui bond Usa decennali, schizzati ieri al 3,22%, sta cambiando giorno dopo giorno l'umore del mercato Usa. Sotto questo profilo la seduta di ieri è stata emblematica, con il Dow Jones schiacciato a un'ora dalla chiusura sotto la soglia psicologica dei 26mila punti (-2%) e con il Nasdaq collassato del 2,55%. L'arretramento degli indici Usa ha provocato in Europa un'ondata di vendite che ha colpito soprattutto i titoli del lusso, considerati da un report di Morgan Stanley «non più di moda». Così, per una volta, non è stata la politica ad azzoppare Piazza Affari (-1,34%), imitata anche da Parigi (-2,11%), Francoforte (-2,21%), Londra (-1,27%).

L'analisi della Morgan Stanley, che invita a «sottopesare» il settore (ovvero, a vendere), tocca un punto cruciale: il rallentamento della Cina, dove la fiducia dei consumatori, uno degli indicatori chiave per la tendenza di questi beni, sembra aver raggiunto il suo apice. E la situazione del Dragone va a intersecarsi con la guerra commerciale a colpi di dazi combattuta con l'amministrazione Trump. Le politiche protezionistiche stanno cominciando a urtare anche la sensibilità di Wall Street, viste le implicazioni che potrebbero avere sulla politica monetaria della Fed. E dunque sul trend dei rendimenti dei T-bond. Gli operatori segnalano tra l'altro un fenomeno finora mai visto sul mercato Usa: lo switch dai bond corporate a quelli pubblici, stando almeno ai deflussi visti sugli Etf. È un segnale da non sottovalutare, dal momento che l'appetibilità raggiunta dai Treasury potrebbe convincere molti investitori a far lo stesso. Il mercato delle obbligazioni societarie subirebbe un duro contraccolpo, impedendo alle aziende di finanziarsi a tassi bassi come avvenuto finora. Con ricadute sul valore dei titoli quotati in Borsa. L'impennata del «Vix» (il cosiddetto «indice della paura»), del 23% ieri segnala un livello di volatilità che non rassicura.

Per il momento, si leccano più le ferite i titoli del lusso di Piazza Affari. Le vendite hanno travolto Moncler (-10,8%), tra i titoli più premiati quest'anno, Brunello Cucinelli (-9,3%), Salvatore Ferragamo (-4,2%). In calo dell'8,2% anche Ferrari, equiparato a un titolo del lusso. In difficoltà a Zurigo Richemond (-3,14%), che possiede Cartier e per Burberry a Londra -8,1%. Mentre a Parigi Kering ha lasciato sul terreno il 9,3% e Lvmh il 7,1%.

Eppure, proprio due giorni fa, Lvmh aveva pubblicato conti in aumento del 10% a 33,1 miliardi nei nove mesi, grazie anche a un terzo trimestre che ha mantenuto la crescita a doppia cifra di quello precedente. La casa francese però, proprietaria di famosi marchi come Louis Vuitton e Bulgari nel nostro Paese, ha sottolineato il rallentamento del mercato cinese a causa del possibile impatto della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Ciò significa meno shopping anche da parte dei molti cinesi abbienti, si parla di oltre 1 miliardo di persone. Altri elementi che fanno prevedere il ribasso per Morgan Stanley sono le elevate valutazioni dei titoli, anche a dispetto della recente correzione dei mercati. E il possibile rallentamento nella crescita degli utili per azione, porterà come conseguenza un minore acquisto di beni di lusso.

Le previsioni di rallentamento dell'economia in generale e di quella cinese in particolare ha colpito in Piazza Affari anche i titoli del comparto automotive, con Brembo scesa del 5,86% e Pirelli (-5,9%), che proprio l'altro ieri aveva comunicato un investimento da 65 milioni di euro per un nuovo stabilimento per la produzione di pneumatici in Cina.

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