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22nd of July 2018

Economia



Di Maio rimescola le carte Sull'Ilva è tutto da rifare

Tutto da rifare, o quasi. Nel vertice chiave andato in scena ieri al Mise, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha parzialmente scoperto le carte sulla strategia del nuovo governo per il polo siderurgico di Taranto.

Nel confronto con i sindacati Di Maio ha fatto capire che l'Ilva continuerà a produrre acciaio, ma mettendo all'angolo l'investitore franco-indiano Arcelor Mittal che, con la cordata Am Investco, si è aggiudicata la gara per rilevare l'azienda: «I piani su ambiente e occupazione non soddisfano», ha detto il ministro incontrando i sindacati. In soldoni, la trattativa tra le parti dopo quasi un anno - deve ripartire e, all'orizzonte, si profila una probabile revisione del contratto di cessione e, molto probabilmente, lo scenario anticipato domenica da Il Giornale: immediate decisioni che andranno a riguardare la parte ambientale e una riconversione in senso «green» dell'azienda, che comunque continuerà a essere un polo siderurgico.

Solo così Di Maio (che ha sempre ribadito che «i tarantini devono tornare a respirare») eviterà pericolose fratture in seno al partito (che chiede la chiusura o la totale riconversione) tenendo in gioco l'acquirente Arcelor Mittal che aveva comunque messo sul piatto 1,8 miliardi per rilevare l'azienda (dagli stabilimenti di Genova a quelli di Taranto) e 2,3 miliardi di investimenti industriali e ambientali. E che, se messa improvvisamente da parte, avrebbe dalla sua la possibilità di impugnare legalmente la decisione con ricadute economiche penalizzanti per il sistema Paese.

In agitazione i sindacati che, pur appoggiando la linea Di Maio, guardano con timore alla vertenza dove in gioco ci sono 14200 dipendenti, 20mila con l'indotto. «La vertenza è aperta da sei anni - ha detto Marco Bentivogli della Fim-Cisl un'ulteriore proroga è inammissibile. Di Maio ha chiesto di procedere ad approfondimenti. Sono troppi anni che però aspettiamo risposte». A fargli eco Rocco Palombella della Uilm, «purtroppo non c'è stato un passo avanti. Noi ci aspettavamo qualcosa di più perché la situazione è difficile, ci aspettavamo qualche percorso e qualche idea viste le imminenti scadenze».

I tempi sono, infatti, più che stringenti, il commissariamento dell'Ilva è stato esteso fino al 15 settembre e l'azienda brucia qualcosa come 30 milioni al mese senza avere al momento cassa a disposizione. Di Maio che «considera luglio il mese chiave per la nuova trattativa» dovrà quindi anche chiarire da dove arriveranno i soldi per gli stipendi e le gestione dell'azienda, ivi compresi i soldi per pagare le aziende creditrici.

Per il leader dei Cinque Stelle, però, la palla passa ora ad Arcelor Mittal da cui si aspetta, a breve, proposte «fortemente migliorative. Uno dei presupposti per far ripartire la trattativa - ha chiarito il ministro - è un passo in più sul piano occupazionale, che, invece, in questo momento resta fermo al palo, dal punto di vista delle garanzie».

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