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21st of January 2018

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Pellegrino uno Sprint da sogno olimpico

A Federica di Val d'Aosta risponde Federico di Val d'Aosta. Anzi re Federico X, perché ieri, non in un bosco fatato, ma nell'urbanissima eleganza di Dresda, Pellegrino ha centrato la decima vittoria in carriera, la prima del 2018, dopo i due secondi posti a Davos e Lenzerheide. Il suo scatto nella free sprint, si è allungato come l'onda dell'Elba a travolgere tutti, in primis, per 18/100 e per la prima volta negli annali, anche quel Johannes Hoesflot Klaebo di Norvegia, uno dei suoi avversari più indigesti. Terzo, staccato di quasi un secondo (98/100), il francese Lucas Chanavat. Pellegrino, in 1.2km di furbizia, li ha letteralmente infilzati, infilati e superati nell'ultima curva, pattinando e buttandosi prima all'interno e poi su per l'unica salitella prima del rettifilo finale. Loro litigavano, lui passava. Tutto vero: Pellegrino aveva un programma. Non era agitazione quella faccia tesa, prima della sua batteria di semifinali. Era concentrazione: «Sapevo che Klaebo era battibile, anche perché mi sento in forma e la preparazione procede secondo le nostre tabelle», ha spiegato Chicco. «Di questa gara semmai precisa temevo il tracciato piatto, poco selettivo, senza dislivelli. Mi preoccupava anche una neve molto umida e che tutto si trasformasse in una gara di sola tattica, dove doversi guardare davanti, dietro e di fianco, insomma ovunque».

Se è così, lui l'ha capito al volo, prendendosi anche il lusso nelle qualifiche di non spingere troppo. Nemmeno una spaccata al fotofinish per vincere la sua semifinale: col terzo tempo di batteria proprio alle spalle di Klaebo e Chanavat - è approdato poi fra i migliori sei - cui si aggiungevano Even Northug, Richard Jouve e Emil Joensson -, ripescato, col quinto tempo, come lucky loosers. Lucky, forse, looser, molto meno. «La coppa in città? Bello, mi chiedo però se non sia la città a dover andare verso il Fondo e non viceversa spiega Pelle, che ripassa i suoi esordi cittadini -: l'ultima volta di Coppa in città per me risale a Milano. Era il 2012», aggiunge questo 27enne che allora era principe ma ereditario, mentre oggi, forte di una coppa di specialità 2016 nella sprint e di tre medaglie iridate (sempre sprint: oro individuale e argento a squadre a Lathi 2017, bronzo a squadre a Falun 2015) è il più vincente fondista italiano di sempre.

Pellegrino torna, così, ad un anno dalla sprint di Falun, sul gradino più alto. E lo fa a poco più di un mese dai Giochi, quando il 21 febbraio la sua gara sprint sarà ancora una volta a tecnica libera. «Questo è il mio vero obiettivo», non si nasconde Chicco, anche se con la vittoria di Dresda ha anche riaperto i conti per la Coppa, accorciando la distanza dal leader Klaebo a 55 punti. Oggi a Dresda sono in programma (diretta Eurosport dalle 11.15 e differita Rai dalle 14) le Team Sprint, sempre a tecnica libera. E Pellegrino, come al solito, avrà un programma.

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