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19th of October 2018

Economia



Il terremoto finanziario di Wall Street affossa le borse asiatiche ed europee. Milano a -1,84%

Le turbolenze sui mercati internazionali anche oggi hanno pesato sugli indici europei, con Milano che ha pagato uno dei prezzi maggiori (-1,84%). All’indomani della seduta peggiore da febbraio, Wall Street non è riuscita a ritrovare slancio, anzi è rimasta sotto la pressione delle vendite. Stesso discorso per Parigi (-1,83%), Francoforte (-1,48%), Madrid (-1,6%) e Londra (-1,9% circa). Hanno pesato il forte ribasso delle Borse asiatiche e i timori legati allo scontro commerciale Usa-Cina, ma soprattutto gli attacchi del presidente americano Donald Trump alla Fed (ieri ha detto che «è impazzita», oggi che commette un grande errore inasprendo la politica monetaria).  

Sul Ftse Mib hanno inciso anche le tensioni sulla manovra finanziaria, con lo spread tra BTp e Bund che era salito fino a 310 punti (305 punti in chiusura, con i rendimenti al 3,58%). A Piazza Affari hanno limitato i cali le banche (ma Carige ha registrato un calo del 6%) e ha svettato St (+1,98%), in rimbalzo dopo il crollo dei tecnologici alla vigilia. Male i petroliferi (Saipem -3,25%, Tenaris -4,22%, Eni -2,75%), con il calo del petrolio. I future a dicembre del Wti scendono del 2,48% a 71,22 dollari, quelli del Brent del 2,52% a 81,03 dollari al barile, dopo il rialzo delle scorte americane e la revisione al ribasso delle stime della domanda mondiale da parte dell’Opec. L’onda lunga del calo azionario si è sentita sul Forex, con il deprezzamento del dollaro: l’euro è scambiato a 1,1554 dollari (1,155 in apertura e 1,1528 alla chiusura di ieri), e vale 129,635 yen, mentre il rapporto dollaro/yen è a 112,198. Ars. 

Partiti in calo e virati in rialzo, gli indici della borsa newyorkese si sono nuovamente indeboliti e le vendite sono accelerate tanto che ora i listini viaggiano intorno ai minimi di seduta. Il tutto succede all’indomani di quello che per DJIA e S&P 500 è stato il peggiore sell-off dallo scorso febbraio e per il Nasdaq Composite, il più brutto dal referendum sulla Brexit del giugno 2016. Il fatto che l’inflazione sia cresciuta a passo più lento a settembre non basta più per sostenere l’azionario, anche se in rendimenti dei Treasury restano in calo (quelli del decennale si trova al 3,161% dal 3,221% di ieri. Gli esperti di analisi tecnica monitorano il fatto che S&P 500 e Nasdaq siano scesi sotto la rispettiva media mobile a 200 giorni, un segnale potenzialmente negativo. Dal 3 ottobre scorso, quando ha toccato l’ultimo record, il Dow ha perso circa 1.600 punti o il 6%. L’indice delle 30 blue chip cede 207 punti, lo 0,8%, a 25.385 punti ma poco fa era arrivato a segnare un -1,2%. L’S&P 500 perde 27 punti, lo 0,98%, a quota 2759. Il Nasdaq lascia sul terreno 40 punti, lo 0,54%, a quota 7.381. Il petrolio a novembre al Nymex scivola del 2% a 71,81 dollari dopo l’aumento più ampio delle stime delle scorte settimanali Usa. 

LEGGI ANCHE Wall Street crolla, Trump accusa la Fed: “È impazzita”  

Da dove è partita la corsa alla vendita  

Lo sgonfiamento di Wall Street è dunque iniziato e ad innestarlo è stato l’aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, che da diversi giorni ha fatto scattare un innalzamento del rendimento dei Treasury decennali. I titoli del debito pubblico Usa a 10 anni sono volati martedì scorso sopra la soglia psicologica del 3,25%, il top da 10 anni. Ieri il rialzo è stato più contento al 2,31%, un livello che comunque influenza pesantemente l’azionario. L’aumento dei rendimenti dei Treasury Usa infatti tende a destabilizzare i mercati azionari poiché rende potenzialmente più allettante per gli investitori parcheggiare denaro in obbligazioni piuttosto che in azioni. Inoltre l’aumento dei tassi di interesse incrementa il peso del debito delle imprese e può rallentare l’attività economica, rendendo più costosi i finanzianti. 

Lo spread Btp-Bund oltre 310 punti  

Lo spread torna ad allargarsi. Il differenziale tra Btp e Bund passa di mano a 310 punti, contro i 297 punti della chiusura di ieri e i 303 dell’apertura di stamani. Il rendimento del decennale sale al 3,6%, dopo che martedì ha toccato un picco del 3,712%, il top da aprile 2013. Sullo sfondo pesano i timori sul bilancio in deficit dell’Italia e il suo scontro con Bruxelles. Ieri Fitch ha puntato il dito contro l’Italia: «Nuovi obiettivi deficit comportano rischi fiscali». A rendere volatili i rendimenti dei titoli di Stato italiani c’è anche l’attesa per le valutazioni di Moody’s e di S&P attese per fine mese 

Asta dei Btp, tassi in forte rialzo  

Il tesoro ha venduto tutti i 6,5 miliardi di euro di Btp oggi in asta, con tassi in forte rialzo. Il tasso sul nuovo tre anni ottobre 2021, venduto per 3,5 miliardi di euro, è volato al 2,51%, in rialzo di 1,31 punti percentuali. Il tasso sul 7 anni (1,5 miliardi di euro) è stato del 3,28%, +74 centesimi, quello sul 15 anni (941,7 miliardi) ha raggiunto il 3,66% e quello sul 30 anni (558,3 miliardi) il 3,79%.  

Le agenzie di rating  

Ieri Fitch ha puntato il dito contro l’Italia: «Nuovi obiettivi deficit comportano rischi fiscali». A rendere volatili i rendimenti dei titoli di Stato italiani c’è anche l’attesa per le valutazioni di Moody’s e di S&P attese per fine mese.  

Lagarde: Italia rispetti le regole fiscali dell’Ue  

L’Italia, in quanto membro dell’Unione Europea, deve «rispettare le regole del gruppo» in termini di disciplina fiscale. Lo ha detto il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, in occasione dell’incontro annuale del Fondo a Bali, in Indonesia. «Quando fai parte di un club e decidi di rimanerci, allora devi rispettarne le regole», ha precisato. In attesa dell’adozione finale della legge di bilancio italiana, ha osservato ancora Lagarde, «ci sono preoccupazioni su quello che è stato detto, piuttosto che su ciò che è stato fatto». Ma secondo la direttrice del Fmi, «quando le autorità italiane presenteranno davvero il loro bilancio, allora la Commissione europea e i loro partner saranno in grado di valutare la distanza tra la retorica e le cifre reali». 

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