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21st of October 2018

Benessere



Il calcio vissuto dietro un bancone con passione (Inter) e ironia

“Gira la palla, il mondo gira. Si sospetta che il sole sia un pallone infuocato che di notte, mentre lavora la luna, si diverte lassù anche se la scienza ha qualche dubbio al riguardo. Al contrario è provato con assoluta certezza che il mondo gira attorno al pallone”. Con queste parole Eduardo Galeano, grande scrittore uruguayano, racconta la sua passione, niente affatto segreta, in “Splendori e miserie del gioco del calcio”.Il pallone non sarebbe ciò che è se non sapesse creare degli alter ego di ognuno di noi appassionati. No, non quelli beceri che vanno allo stadio come gli sfasciacarrozze. Intendo quelli che dal lunedì al sabato (vabbè, si diceva così un tempo) si occupano d'altro, ma alla domenica sono là, allo stadio, a soffrire per i loro colori.Poco importa il mestiere che fanno, come non c'è una spiegazione razionale alla passione del fubol. Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?” “Non glielo spiegherei - rispose - gli darei un pallone per farlo giocare”.

Eccolo dunque il lancio, perfetto, da quaranta metri e oltre che arriva tra i piedi di Francesco Rovida che ci racconta passando da San Siro a un bancone di una salumeria di Lodi le vicende calcistiche di una stagione di un quarto di secolo fa (1993-1994), quando l’Inter si salvò alla penultima giornata in campionato, ma vinse in Europa la Coppa Uefa.

A dire il vero più che una storia calcistica pazza, dunque in perfetto stile nerazzurro, è il racconto di una passione sportiva che oggi pare venire da un altro pianeta dove non esistono ultrà, non si trovano tracce di violenza, dove l’odio lascia al massimo il posto allo sfottò. Insomma dove l’intelligenza e il garbo hanno la meglio sull’ignoranza.

Così dietro quel banco di famiglia, nato nel 1908 (data di fondazione dell'Inter) dove lavorano Sandro, Chicco e il papà Stefano, ci par d’essere anche noi, lettori e persino interpreti di questa saga familiare.

Certo i protagonisti sono gli allenatori, prima Bagnoli e Giampiero Marini; poi i giocatori: Zenga, lo zio Bergomi, Lothar Matthaus, Ruben Sosa, Ferri, Bianchi, Nicolino Berti e gli altri campioni nerazzurri, ma più ancora sono i colorati personaggi che rendono la narrazione vivace, divertente, con quei parlare fitto che non vedremmo male in una commedia all’italiana di qualche decennio fa, densa di un sorriso che scaturisce dal dialogo e non dagli eccessi.

L'intreccio narrativo parte così da un presupposto: la correlazione tra servizio del negozio e prestazioni della Beneamata. Questa almeno la convinzione dei due gemelli (allora diciannovenni) che raccontano un altro gioco, assai più importante: quello dell’ironia.Più dei campioni, i protagonisti sono la signora Palmira, se porterà bene o male lo scoprirete solo alla fine; Poccinello con coda di cavallo e improbabili accostamenti cromatici nell’abbigliamento; Omar; Al, storico fornitore e copia esatta di Gianni Morandi con l’aggiunta di un pizzetto; i clienti come il dottor Angelo Emilio Comandù, Ticchio per tutti, per via di un tic che gli faceva muovere velocemente gli angoli della bocca.

Certo la passione è tanta e tale da far sbottare: “Bisogna proprio essere insensibili!” quando la signora Palmira, ordina wurstel proprio la sera in cui l’Inter gioca a Vienna la Coppa Uefa.

“Le confezioni? - mentono gli spudorati fratelli - scadute, tutte scadute”, mettendo così a tacere le pretese dell’arcigna cliente. Ma c'è sempre e comunque il sorriso di un’umanità che dal bancone del negozio ci contagia e procura di questi tempi, dove troppo spesso lo sguardo torvo prevale, un senso di serenità.

La Coppa è servita e l’autore Francesco Rovida “abbonato da quattro lustri allo stadio” dimostra come si possa vivere il cosiddetto tifo con classe, meglio con l’immancabile farfallino alla camicia al di là del bancone. Chapeau. (g.cer.)

Francesco Rovida La Coppa è servita. Storia dell'Inter 1993-1994pagg. 130, euro 12, Urbone Publishing

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