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21st of October 2018

Benessere



Cresce la domanda di alloggi sociali per studenti e persone sole

Nel 2019 Lione sarà la sede del Festival internazionale dell’housing sociale: una scelta ben ponderata. Perché, a livello europeo, la capitale di Rhone Alpes è un caso esemplare per la capacità che ha dimostrato di far convergere fondi publici e privati e azioni sull’abitare sociale e la rigenerazione urbana.

La municipalità di Lione comprende 59 comuni e circa 1, 4 milioni di abitanti: il 67% dei palazzi residenziali rientra in qualche modo nella categoria delle abitazioni sociali. Dal 2001 sono stati realizzati 152mila alloggi e nel corso del 2017 ne sono stati messi in cantiere circa 14mila di cui l’81% in condominio e l’11% riservato a studenti, turisti, anziani. Per migliorare le condizioni di vita generali, sono state studiate politiche per il miglioramento del parco immobili esistente ed è partita una campagna di aiuti finanziari per i proprietari che si impegnano nell'eco – ristrutturazione di immobili.

Anche in prospettiva la scelta di governance è confermata: l'obiettivo della Métropole dagli anni Duemila è costruire 8-9000 abitazioni all'anno in una mixité sociale che mischia casa e servizi. Tutto questo nonostante la città investa molto anche sulla cultura e la ricettività: il centro storico di Lione è nel patrimonio Unesco. Allo stesso modo, il comparto industriale e terziario è molto sviluppato.

Metropoli Novissima, quaranta modelli di periferia rigenerata

La città di Oltralpe è, quest'anno, la case history “guida” della ottava edizione di Urbanpromo social housing, in corso a Torino alla Galleria d'Arte Moderna oggi e domani (11 e 12 ottobre 2018). Secondo appuntamento dei tre annuali promossi dall'Istituto Nazionale di Urbanistica e da Urbit, l'evento è il momento in cui si traccia un punto della situazione sul settore della residenza sociale in Italia. In una fase di ripresa del settore immobiliare (anche se i numeri pre-crisi sono ancora lontani) e in presenza di un mercato dove la casa resta ancora il bene primario per gli italiani, alcune dinamiche stanno cambiando.

In particolare, in un'analisi che sarà presentata domani dal Centro Studi di Cassa depositi e prestiti (uno degli enti che promuove da sempre Urbanpromo Social Housing attraverso la controllata Cdp Investimenti Sgr e insieme a diverse Fondazioni) emerge chiaro come la profonda trasformazione socio-demografica stia mutando anche la dimensione dell’abitare. La dimensione media delle famiglie è passata da 3,4 componenti a 2,4 persone: crescono i single e le persone che vivono sole. Al contempo, aumenta la richiesta di alloggi per gli studenti fuori sede: secondo le stime di Nomisma, su un totale di 1,7 milioni di studenti in Italia, circa 600mila compiono il percorso di formazione lontano dalla casa di origine. Un comparto che avrebbe bisogno di investimenti per oltre 4 miliardi.

I moduli abitativi del futuro conquistano le design week

Più in generale, il parco di immobili nel Paese è obsoleto e ha necessità di pesanti riqualificazioni: citando l'Enea, si calcola che il fabbisogno per interventi globali è di 13,6 miliardi di euro e di 10,5 miliardi quello per interventi parziali. In questo contesto, le nuove forme di residenziali – cui spesso sono associate importanti operazioni di rigenerazione del tessuto urbano – sono sempre più la risposta al cambiamento.

Il confronto aiuta a innescare nuovi processi. Parlare di esperienze condotte o n itinere può innescare sinergie. Fra i casi presentanti nella due giorni sotto la Mole, il Comune di Torino presenta un progetto che fa leva su una spiccata innovazione finanziaria e sociale. Attraverso il sostegno e la collaborazione del fondo Ream (a cui partecipano le fondazioni bancarie e Cassa depositi e prestiti) l'amministrazione vorrebbe acquisire o utilizzare alloggi pignorati, invenduti o comunque vuoti per favorire il riacquisto degli ex proprietari e l'affitto a canone calmierato.

Lo stesso meccanismo è progettato sui locali commerciali, per incentivare l'avvio di attività in un'ottica che tenga assieme l'occupazione alla fornitura a quartieri che ne sono sprovvisti di alcuni servizi o negozi di prossimità, legati ad esempio ai settori alimentare e dell'artigianato. Per la prima fase, si parla di 50 alloggi e 20 locali commerciali, per arrivare, a regime, a un meccanismo ordinario e diffuso.

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