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18th of January 2018

Tecnologia



Facebook accusata dall’Antitrust tedesco di abuso di posizione dominante

L'Antitrust della Germania accusa Facebook di aver abusato della sua posizione dominante sul mercato, con una sentenza che mette in discussione come il social network abbia violato le leggi sulla protezione dei dati personali attingendo a fonti terze. Presentando i risultati preliminari dell’indagine avviata 20 mesi fa, l'Ufficio Antitrust Federale ha concluso che Facebook ha abusato di una posizione dominante tra i social network opponendo il fatto che il social network ottenga l’accesso a dati di terze parti, attraverso WhatsApp e Instagram, nonché con il monitoraggio dei siti ai quali gli utenti accedono.

«Soprattutto vediamo problemi nella raccolta di dati al di fuori del social network e la loro inclusione nell'account di Facebook», ha precisato il presidente dell'Antitrust Andreas Mundt. Facebook ha risposto alle accuse sostenendo che la relazione «dipinge un'immagine non accurata di Facebook» ma assicurando collaborazione. «Anche se siamo popolari in Germania, non siamo dominanti» ha commentato il capo della protezione dei dati, Yvonne Cunnane, in un post sul blog.

Da tempo Facebook è nel mirino dei regulators tedeschi: già nel 2011 il garante della privacy dello Stato dello Schleswig-Holstein, Thilo Weichert, aveva intimato ad aziende e istituzioni - in sostanza social media come Facebook - di rimuovere il pulsante “like” dai loro siti e di chiudere le loro pagine sul social network. La società creata da Mark Zuckerberg era stata accusata di aver fatto transitare da serever statunitensi i dati relativi a questo traffico. Dal primo gennaio prossimo entra in vigore il “Netwerkdurchsetzungsgesetz”, ossia l’insieme di norme che impone ai social network con oltre due milioni di iscritti di cancellare contenuti diffamatori, imponendo multe salatissime fino a 50 milioni di euro.

Facebook gioca fuori casa, quindi, in Germania. Per questo la società è impegnata in un’impegnativa attività di comunicazione per veicolare nel modo migliore la propria attività di monitoraggio sull’hate speech, visti i rischi reputazionali ed economici della legge tedesca. Contrariamente al suo solito, Facebook ha in campo una campagna pubblicitaria off line, in particolare cartelloni in sedi pubbliche, per indirizzare un corretto modo di commentare notizie e post sul social media, senza sconfinare nella violenza verbale.

Anche in Francia Facebook è nel mirino sul tema dati: l’autorità di vigilanza sulla protezione dei dati, Cnil, ha dato un mese di tempo a WhatsApp - società di proprietà del gruppo fondato da Mark Zuckerberg - di rispettare le norme sull’ottenimento del consenso degli utenti. Un’eventuale inottemperanza del dispositivo potrebbe portare ad una sanzione nei confronti della società. Il Cnil ha fatto sapere che WhatsApp non può condividere i dati dell’utente con Facebook e ha violato il suo obbligo di cooperare con l'autorità francese.

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