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22nd of July 2018

Cultura



Eleanor Oliphant conquista tutti, un’eroina poco esotica ma resiliente

Mariia Datsiuk (1990), «Portrait of a woman» (2017, courtesy dell’artista / Saatchi art)Mariia Datsiuk (1990), «Portrait of a woman» (2017, courtesy dell’artista / Saatchi art) Mariia Datsiuk (1990), «Portrait of a woman» (2017, courtesy dell’artista / Saatchi art)

Piace, e non solo al suo capufficio (ma solo perché ha «intuito che non avrei mai preso dei giorni liberi per andare in luna di miele») la trentenne impiegata Eleanor Oliphant, con la vita, il lavoro e la personalità meno esotica del mondo, ma che ha tenuto appiccicati alle pagine che raccontano la sua storia almeno un milione di inglesi da maggio a oggi. E piace al punto che è diventata un fenomeno editoriale in tutto il mondo, Italia compresa.

Anzi, proprio in Italia il romanzo d’esordio della scozzese Gail Honeyman — che nella versione nostrana si intitola Eleanor Oliphant sta benissimo ed è pubblicato da Garzanti nella traduzione di Stefano Beretta — è entrato già a maggio nella Top ten dei libri più venduti e in questi giorni è giunto alla quarta edizione, in appena un mese e mezzo.

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Non solo: negli stessi giorni in cui la Honeyman è giunta negli Stati Uniti per presentare l’edizione economica del romanzo, a metà giugno, il libro è volato al primo posto della classifica dei tascabili del «New York Times»; mentre il libro è già stato venduto in quasi 40 Paesi diversi. Fatto davvero assai singolare, per un’autrice esordiente finora del tutto sconosciuta in patria e all’estero.

Quali sono i motivi? Intanto, alla pubblicazione il libro è diventato un fenomeno sui social network, a cominciare da Instagram, e il passaparola tra lettori, influencer e librai ha fatto il resto.

«Eleanor Oliphant sta benissimo» (Garzanti, pp. 330, euro 17,90 di Gail Honeyman)«Eleanor Oliphant sta benissimo» (Garzanti, pp. 330, euro 17,90 di Gail Honeyman)Ma in realtà il successo di questa storia inizia anche prima della pubblicazione: Gail Honeyman, nata a Stirling in Scozia nel 1972, era davvero un’impiegata, lavorava negli uffici dell’amministrazione dell’università di Glasgow in cui aveva studiato, ma aveva una grande passione per la lettura e aveva deciso di seguire un corso di scrittura, allorché uno dei lavori preparati per il corso, un romanzo di cui aveva scritto solo tre capitoli, cominciò a interessare non solo i docenti del corso, ma anche — grazie a un concorso per autrici al femminile, al Lucy Cavendish College di Cambridge — gli editori.

Era, appunto, la storia di Eleanor e della sua vita silenziosa, casa-lavoro-casa, con un’esistenza così esile da non sembrare, a lei stessa, concreta e reale («Una violenta folata di vento potrebbe staccarmi del tutto, sollevandomi e facendomi volare via, come un seme di tarassaco»), ma con un passato tutto chiuso nel cuore solitario, capace di aprirsi a poco a poco all’amicizia e ai sentimenti solo grazie a qualcosa di veramente raro nella vita di chiunque: il gesto altruista di un uomo gentile, Raymond.

La storia della solitaria Eleanor, personaggio già definito dai critici di tutto il mondo come un campione di «resilienza» e un esempio della nuova tendenza della feelgood literature o Up-Lit, come viene definita la letteratura edificante e che fa stare meglio, prosegue nel romanzo con una piccola fioritura di miracoli che conducono la protagonista a poco a poco fuori dalla solitudine, lontano dai traumi dell’infanzia, e dentro una nuova vita.

Mentre la storia di Gail Honeyman inizia alla Fiera di Francoforte, dove il suo esordio viene disputato dagli editori fino alla pubblicazione nel Regno Unito per HarperCollins e in Italia per Garzanti. E prosegue, perché la scrittrice sta facendo incetta di premi: a un paio di mesi dalla pubblicazione ha già vinto finora il Costa First Novel Award e il Desmond Elliot Prize, mentre lo scorso mese ha ottenuto ai British Book Awards i premi per il Debut of the Year e per il Book of the Year.

E visti i numeri del romanzo, non sembra finita qui. Come dice l’uomo buono Raymond verso la fine del libro: «Ci vediamo presto, Eleanor Oliphant».

6 luglio 2018 (modifica il 7 luglio 2018 | 22:20)

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