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18th of July 2018

Cultura



Premio Strega 2018, vince Helena Janeczek

 Helena Janeczek (foto Musacchio, Ianniello, Pasqualini) Helena Janeczek (foto Musacchio, Ianniello, Pasqualini) Helena Janeczek (foto Musacchio, Ianniello, Pasqualini)

«Sono felicemente sconvolta, penso che abbia vinto Gerda, senza di lei non sarei arrivata qui» ha esclamato Helena Janeczek, vincitrice ieri sera con 196 preferenze della 72ª edizione del Premio Strega (su un totale di 554 voti espressi) con il suo romanzoLa ragazza con la Leica(Guanda), dove racconta l’avventura umana e professionale dell’attivista politica e fotoreporter tedesca che si conquistò un posto nella storia del fotogiornalismo, morendo giovanissima durante la Guerra di Spagna. È arrivato secondo con 144 voti Marco Balzano con Resto qui (Einaudi). Sandra Petrignani invece di preferenze ne ha ottenute 101 con La corsara (Neri Pozza), mentre sono ultimi Carlo D’Amicis con Il gioco, Mondadori (57) e Lia Levi conQuesta sera è già domani, e/o (55 voti).

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Il Premio Strega, spesso definito non meritocratico e dove invece prevalgono le raccomandazioni, si è confermato puntualmente il crogiolo delle polemiche, tra le quali quella dei giorni scorsi tra il neoministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, presente ieri alla serata, e il presidente della Fondazione Bellonci Giovanni Solimine, a proposito del coinvolgimento dei giovani. Ha ribadito il ministro: «Dobbiamo scatenare la capacità dei giovani di consumare a avere fame di cultura».

Come sempre invidie, piccoli ricatti, lotte all’interno delle scuderie editoriali, accompagnati da malumori e, stavolta anche da una scarsa qualità dei libri concorrenti. Dietro le quinte sussurravano pure che la competizione quest’anno fosse stata più aspra di altri anni, con una vis pugnandi esibita soprattutto dai piccoli editori. Sicuramente è stata la prima volta di una presenza massiccia al femminile, 3 su 5 volumi in gara, ribattezzata il #MeToo letterario.

È curioso che le autrici avessero in comune quella che viene definita una sorta di anomalia: l’aspetto biografico dei libri, relativo a personaggi realmente esistiti o a documentate vicende personali. La storia di Gerda Taro e poi la Levi che ripercorre una vicenda personale, come testimone delle leggi razziali del 1938, raccontando la fuga del marito ebreo genovese per sottrarsi ai rastrellamenti fascisti e al lager. Ancora più dichiaratamente biografico il libro di Petrignani, ritratto di Natalia Ginzburg. Temi non di pura fantasia, dunque, e c’è già chi si chiede: è una nuova tendenza, in mancanza di un’ispirazione letteraria forte? Oppure, nel caso di Taro e Ginzburg, il segno di un bisogno ancora sentito di proporre modelli femminili efficaci.

Altra novità è stata, soprattutto nel precedente elenco dei semifinalisti, una presenza consistente di piccole e medio-piccole case editrici (Guanda non aveva mai vinto lo Strega). Ed è stato avvertito nei giorni scorsi un diffuso sentimento anti-einaudiano, con l’aggravio di una sotterranea guerra intestina Einaudi-Mondadori, tanto che lo Struzzo aveva fatto sapere di accontentarsi del secondo posto, con il romanzo di Marco Balzano, autore milanese che, già vincitore del Premio Campiello nel 2015 con L’ultimo arrivato (Sellerio), è approdato allo Strega con un romanzo sulla resistenza umana e civile nel Sud Tirolo durante la Seconda guerra mondiale, trovando consensi all’estero ancor prima della pubblicazione italiana: «L’aver vinto il Campiello — diceva l’autore, scaramantico — non mi rende più tranquillo. Sono felice del riscontro all’estero, persino in Cina hanno chiesto i diritti per tradurre l’opera. Su questo libro ho lavorato molto prima ancora di scriverlo, raccogliendo le testimonianze di chi ha vissuto i fatti narrati». La Mondadori — che ha tirato un sospiro di sollievo dopo l’esclusione del suo direttore editoriale Carlo Carabba approdato tra i 12 finalisti con Come un giovane uomo, edito da Marsilio — gareggiava con il romanzo eroticodi Carlo D’Amicis, descrizione di un «irrituale triangolo amoroso» lo definisce l’autore.

Tra i 660 aventi diritto della giuria, presieduta da Paolo Cognetti, vincitore dell’edizione 2017 con Le otto montagne (Einaudi), l’incognita sembrava rappresentata dalle 200 preferenze di studiosi, traduttori, intellettuali italiani e stranieri scelti da 20 istituti italiani di cultura all’estero, ignoti ai più, irraggiungibili al cellulare, non manovrabili: tuttavia i voti all’estero hanno rispecchiato l’esito finale.

La diretta su Rai3, condotta da Eva Giovannini con la partecipazione di Giampiero Mughini, che ieri a tarda ora ha dato l’annuncio del vincitore, è partita dall’interno del Museo Etrusco di Villa Giulia dove ogni libro è stato collegato a un reperto: «Si parla sempre del Ninfeo, dove si svolge lo Strega, trascurando l’importanza del Museo», rivendicava il direttore, l’archeologo Valentino Nizzo.

6 luglio 2018 (modifica il 12 luglio 2018 | 19:01)

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